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03/02/2010 - 16:57:12, in Notizie dal Mondo della Mobilità
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Lo smog non dà tregua e Bruxelles avverte l’Italia: «Se gli standard
europei sulla qualità dell’aria non verranno rispettati scatteranno le procedure
d’infrazione». I tempi? «Dipendono dalle singole situazioni» spiega la portavoce del
commissario all’ambiente Stavros Dimas che oggi ha annunciato una mini-deroga alla
Campania, per la zona di «Risanamento area beneventana» rispetto alle esenzioni che
l’Italia aveva richiesto per 12 zone situate anche in Puglia e in Sicilia.
Nel mirino le polveri sottili pericolose, le Pm10, che in un inverno particolarmente
rigido stanno mettendo in ginocchio Milano e parecchie città italiane. Proprio sul rischio
salute, Dimas ha voluto mettere in guardia contro «le gravi ripercussioni che
l’inquinamento atmosferico ha sulla salute umana». Del resto, Bruxelles ha dimostrato
oggi di essere particolarmente avara nell’accogliere le domande di esenzione temporanea
rispetto all’applicazione dei limiti più severi sulla qualità dell’aria. All’Italia, per la
seconda ondata di richieste di proroga ha concesso solo l’esenzione campana.
Dalla valutazione degli esperti europei è però emersa qualche sorpresa positiva. Così,
secondo quanto l’Ansa ha potuto verificare, in Campania le zone di risanamento delle
aree di Napoli e di Caserta rispettano già dal 2006 il valore limite annuale per le polveri
sottili e per l’area avellinese, sempre dal 2006, il limite giornaliero. Per la Puglia, la
situazione è ancora più sorprendente: sulle quattro domande di deroga, tre appaiono
già in linea con la direttiva Ue, mentre le aree urbane restano il punto dolente. Quanto
alla Sicilia una delle quattro richieste avanzate è già in linea del 2006 con la norma Ue:
riguarda Catania, Misterbianco, Motta Santa Anastasia.
Allargando il quadro sull’Italia la situazione appare alquanto frastagliata. Bruxelles il
28 settembre scorso si è già pronunciata sulle richieste di proroga provvisoria rispetto ai
valori più severi da applicare, presentate dall’Italia per 15 regioni. In quel momento
Bruxelles ha accordato solo quattro esenzioni (all’11 giugno 20011 per le polveri sottili) e
rifiutato numerose proroghe. Tra queste, città lombarde come Bergamo, Brescia,
Cremona, Mantova, Sondrio, Lodi, Pavia, Unica (Milano, Como, Sempione); laziali come
Roma e Frosinone, ma anche l’area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia in Toscana, La
Spezia in Liguria, l’agglomerato di Imola, Forli-Cesena e Rimini in Emilia Romagna. Il no
alle proroghe in molti casi è dovuto «agli scarsi dati forniti o al fatto che le misure
delineate non dimostrano che le norme saranno soddisfatte al termine della proroga».
Insomma, molta carne al fuoco (sono 18 i paesi Ue che hanno ottenuto deroghe),
sapendo che la futura Commissione europea farà dell’ambiente una sua priorità e sarà
ancora più severa nel far rispettare le norme europee.
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