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01/02/2010 - 08:27:49, in Notizie dal Mondo della Mobilità
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Considerato che le polveri sottili sono colpevoli di un inquinamento
atmosferico gravemente dannoso per la salute e per l’ambiente, vale la pena di capire più
da vicino di cosa siano composte. Con il termine di polveri atmosferiche, o materiale
particellare, spiegano i Verdi in un dossier diffuso oggi, si intende, in particolare, una
miscela di particelle solide e liquide, sospese in aria, che varia per caratteristiche
dimensionali, composizione e provenienza. Le polveri atmosferiche sono definite con i
nomi più diversi, tra i quali i più usati sono: Pts (polveri totali sospese) e Pm (dall’inglese
’particulate matter’). In ogni caso si tratta di polveri totali sospese (Pts) quale insieme
molto eterogeneo di particelle solide che, a causa delle ridotte dimensioni, restano in
sospensione nell’aria.
Si è scelto di distinguere le diverse classi di polveri a seconda della dimensione del
diametro delle particelle (misurato in micrometri, 1micron=1millesimo di millimetro) e di
quantificarne la presenza in aria in termini di concentrazione (microgrammi di particelle
in sospensione per metro cubo di aria ambiente). Il diametro delle particelle può variare
da un valore minimo di 0,005 fino ad un massimo di 100 microgrammi di particelle in
sospensione per metro cubo. All’interno di quest’intervallo si definiscono: grossolane le
particelle con diametro compreso tra 2,5 e 30 (paragonabile a quello di un capello
umano, che è compreso tra 50-100 microgrammi di particelle in sospensione per metro
cubo); fini le particelle con diametro inferiore a 2,5.
Le polveri grossolane si originano a seguito di combustioni incontrollate e per processi
meccanici di erosione e disgregazione dei suoli. Pollini e spore fanno parte di questa
classe dimensionale. Le polveri fini derivano dalle emissioni prodotte dal traffico
veicolare, dalle attività industriali, dagli impianti di produzione di energia elettrica
nonchè a seguito di combustioni di residui agricoli.
Oltre alle Pts, la legislazione italiana in materia di inquinamento atmosferico
regolamenta la presenza in aria delle polveri PM10, aventi diametro inferiore a 10 µm e
comprendenti un sottogruppo di polveri più sottili denominate PM2,5, aventi diametro
inferiore a 2,5 µm. Nonostante tra PM10 e PM2,5 vi sia una certa sovrapposizione
dimensionale, le due classi sono generalmente ben distinte sia in termini di sorgenti di
emissione e di processi di formazione, sia per quanto riguarda la composizione chimica
ed il comportamento nell’atmosfera. Le polveri PM10 sono comunque costituite per circa
il 60% dalla frazione più sottile denominata PM2,5.
Tanto inferiore è la dimensione delle particelle, tanto maggiore è la loro capacità di
penetrare nei polmoni e di produrre effetti dannosi sulla salute umana. Per questo
motivo le polveri PM10 e PM2,5 presentano un interesse sanitario sicuramente superiore
rispetto alle PTS. Le polveri PM10 sono denominate anche polveri inalabili, in quanto
sono in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (dal naso alla
laringe). Le polveri PM2,5 sono invece denominate polveri respirabili in quanto sono in
grado di penetrare nel tratto inferiore dell’apparato respiratorio (dalla trachea sino agli
alveoli polmonari).
Le polveri PM10 e PM2,5 sono prodotte da un’ampia varietà di sorgenti. Mentre le
particelle più grossolane derivano principalmente dal suolo e da altri materiali, le
particelle più fini sono prodotte, in misura prevalente, dalla combustione di combustibili
fossili utilizzati nei trasporti, nell’industria e nella produzione di energia. Le sorgenti che
contribuiscono in maniera più rilevante : emissioni prodotte dal traffico veicolare:
emissioni prodotte da altri macchinari e veicoli (attrezzature edili/agricole, aeroplani,
treni) processi di combustione di carbone ed oli (centrali termoelettriche, riscaldamenti
civili), legno, rifiuti, ecc. processi industriali (cementifici, fonderie, miniere).
Una volta emesse, le polveri PM10 possono rimanere in sospensione nell’aria per circa 12
ore, questa è una delle caratteristiche che rende le polveri inalabili e respirabili
particolarmente insidiose per la salute dell’uomo. Le polveri PM10 sono inoltre costituite
da una miscela di sostanze che includono elementi metallici quali carbonio, piombo,
nichel, ferro, zinco, cromo e composti come nitrati, solfati, composti organici volatili
(Voc), idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), benzene, NO2, CO, acido solforico.
Le polveri PM2,5 risultano, a loro volta, potenzialmente molto pericolose per la
presenza di un certo numero di sostanze quali i solfati prodotti dalle emissioni di
biossido di zolfo sono di natura acida e possono reagire direttamente con i nostri
polmoni; il carbonio prodotto durante la combustione della benzina può catturare
sostanze chimiche cancerogene come il benzo(a)pirene e consentirgli il libero accesso
all’interno dei polmoni; diversi studi hanno mostrato la presenza di metalli tossici quali il
piombo, il cadmio ed il nichel in concentrazioni maggiori nella frazione PM2,5 rispetto al
particellato di dimensioni maggiori.
Le fonti urbane di emissione delle polveri PM10 sono principalmente: i trasporti su
gomma; gli impianti di riscaldamento civili; e sorgenti industriali (impianti e
stabilimenti).
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