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01/02/2010 - 08:27:25, in Notizie dal Mondo della Mobilità
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La vicenda dei maxi-richiami di Toyota riporta alla memoria famose
operazioni analoghe effettuate da altri costruttori, e non solo di automobili. La prima che
viene in mente, infatti, una di quelle che suscitò più scandalo nell’opinione pubblica
mondiale, è quella che tra il 2000 e il 2001 riguardò gli pneumatici della Firestone.
Nessuno sa esattamente quanti ne siano stati ritirati, ma quei 7, 13, 25 milioni di
pneumatici ATX Firestone hanno provocato negli Usa uno dei più grandi scandali legati
all’automobile, con oltre 250 morti per incidenti e oltre 3.000 feriti. La vicenda colpì
gravemente anche il gruppo Ford che montava quei pneumatici Firestone proprio su uno
dei suoi suv più venduti negli Usa, l’Explorer, e dovette sborsare per indennizzi ai propri
clienti 2,4 miliardi di dollari.
Sempre in quegli anni, un altro scandalo interessò la Mitsubishi: in Giappone la polizia,
indagando su un incidente, scoprì casualmente documenti che dimostravano come
l’azienda nipponica fosse al corrente di alcuni difetti relativi ad auto, bus e truck di
propria produzione ma che li copriva da circa trent’anni. Lo scandalo costò alla
Mitsubishi 11 mila posti (1/4 della sua forza lavoro di allora) e per sopravvivere fu
costretta a cedere il controllo della società al gruppo DaimlerChrysler.
Altri maxi-richiami di veicoli difettati sono avvenuti negli Stati Uniti, dove l’estrema
attenzione per il consumatore e la trasparenza ha reso questa operazione da sempre
molto in voga.
Su tutta la materia governa la potentissima NHTSA, National Highway Traffic Safety
Administration, a cui spetta il complesso compito di monitorare la difettosita dei veicoli
venduti negli Usa e di comunicare e tracciare la gestione dei richiami. L’anno di punta è
stato il 2004 quando sono state segnalate difettosita riguardanti 30,8 milioni di veicoli.
Attualmente, la classifica dei dieci piu importanti richiami vede al primo posto la Ford,
con ben 12 milioni di auto e truck richiamati nelle concessionarie nel febbraio del 2008
per un interruttore a rischio di surriscaldamento. Ford si aggiudica anche il secondo
posto con gli 8,6 milioni di veicoli controllati nel 1996 per un difetto all’accensione. Al
terzo posto c’è la General Motors, che nel 1971 richiamo 6,7 milioni di veicoli per un
difetto ai supporti del motore. GM si aggiudica anche il quarto posto nel 1981 (5,8
milioni di auto) per un difetto nei bulloni delle sospensioni anteriori. Ford ricompare al
quinto posto con il recall del 1971 riguardante 4,1 milioni di veicoli e relativo a un
possibile distacco del fissaggio superiore delle cinture di sicurezza. Di nuovo GM al sesto
posto nel 1973, quando vennero controllate 3,7 milioni di auto per il possibile distacco
della scatola dello sterzo. Bisogna scendere al settimo posto per trovare la prima Casa
non americana: è la Honda che nel 1995 richiama 3,7 milioni di auto per la difettosità del
pulsante di rilascio delle cinture di sicurezza. Non meno grave il difetto che nel 1972
obbligò la Volkswagen a richiamare 3,6 milioni di Maggiolino, assegnandole l’ottavo
posto in classifica: il braccio del tergicristallo si staccava improvvisamente azzerando la
visibilità. Al nono posto un altro richiamo GM nel 2004 (3,6 milioni) per la sostituzione
dei fissaggi del portellone posteriore. Infine al decimo posto torna Ford (3,6 milioni) per
difetti alle tubature di alimentazione del carburante.
Riguardo all’Europa, la situazione dei richiami è molto più polverizzata: ogni Paese
agisce indipendentemente attraverso gli organismi ufficiali (nel caso italiano è il
ministero dei Trasporti che nel suo sito indica tutti i richiami divisi per marca) o le
organizzazioni indipendenti, come i vari automobil club. Sui difetti delle auto esiste
anche un osservatorio dell’ Unione europea, nell’ambito della Direzione Generale per la
Salute e i Consumatori. Le vetture vengono però trattate alla stregua dei giocattoli e
degli altri prodotti che possono avere conseguenze dannose per la salute dei
consumatori. L’anomalia e la procedura d’inserimento dei difetti, che viene avviata su
richiesta di un qualsiasi Stato membro.
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